CORRIERE DELLA SERA
21 gennaio 2010
Monari,
la sfida dell’accoglienza
Il rischio è una deriva senza futuro
Il vescovo di Brescia: pronti ad azioni comuni con gli islamici
BRESCIA—Tanti immigrati. Fatte le dovute proporzioni, qui ce ne sono più che in ogni altra parte d'Italia, sostiene l'Istat. Ma Brescia non è Rosarno e il conflitto si incanala nelle sedi istituzionali, approda al massimo nelle aule di giustizia dove anche martedì un'ordinanza di un sindaco leghista è caduta sotto i colpi di un verdetto dei giudici. Brescia è l'altra faccia dell'Italia dove esplode la rabbia dei migranti. Illusione o modello virtuoso? Monsignor Luciano Monari è da tre anni alla guida della diocesi e il suo è indubbiamente un punto di osservazione privilegiato del fenomeno.
Come sta reagendo la società civile a questo cambiamento?
""«Brescia non sarebbe la stessa senza immigrati e non vivrebbe altrettanto bene, una parte della nostra ricchezza la dobbiamo a loro. La reazione è fondamentalmente positiva; ci sono dei sentimenti individuali di rifiuto e non accoglienza ma finché ci saranno lavoro, sviluppo economico e relazioni sociali le difficoltà saranno superate facilmente»."""
Brescia, nonostante il suo record ha fatto i conti con le ordinanze leghiste bocciate dalla magistratura: che segnale rappresentano? Sono il sintomo della deriva xenofoba paventata dall’Osservatore Romano?
"""«Il rischio di una deriva xenofoba c'è sempre nella condizione umana. Posto questo serve un lavoro che non facciamo molto spesso che è la purificazione dei sentimenti, lasciandoli venire a galla per riuscire a capirli e orientarli correttamente. Prendiamo il caso di un anziano che vive in un palazzo dove tutti gli appartamenti poco alla volta sono occupati da stranieri è chiaro che un tantino di paura viene inevitabilmente. Lì c'è un lavoro da fare che è soprattutto creare delle relazioni che favoriscano un clima di fiducia».""""
Non la preoccupa che questo sentimento xenofobo abbia avuto in alcune
circostanze uno sbocco politico?
"""«Mi preoccupa un aspetto: che si rimanga all'interno del rispetto per ogni persona. Auspico che ci sia abbastanza saggezza per il futuro: non facciamo abbastanza figli per continuare con serenità il nostro cammino culturale ed economico e mi piacerebbe che ci fosse nei confronti dei bimbi che nascono qui, italiani o stranieri, un atteggiamento accogliente. Il rischio per noi è non avere sufficiente materiale spirituale per creare futuro nostro. Mi piacerebbe che anche a livello amministrativo questa sensibilità ci fosse».""""
Brescia è finita sui mass media di tutto il mondo per la cosiddetta
«operazione White Christmas»: un controllo amministrativo sugli
stranieri previsto per legge a cui è stato dato un nome sciagurato. Da
pastore di anime non la preoccupa un uso avventato che si fa delle parole?
"""«Confucio, di cui si dice fosse un grande politico, sosteneva che per governare bene occorre usare le parole nel modo corretto in modo che anche decisioni e comportamenti abbiano significato preciso. È uno dei problemi che abbiamo davanti, è un meccanismo da smontare altrimenti non cercheremo mai verità e giustizia».""""
Benedetto XVI, quando è venuto a Brescia ha elogiato il cattolicesimo
solidale che qui ha radici storiche: possiamo provare a descrivere questo
modello?
""""«Il primo elemento è una struttura di vita cittadina dove il diritto di ciascuno è garantito, una caratteristica della nostra cultura; poi c'è una realtà economica con forte capacità innovativa e questo è prezioso a livello sociale, attutisce le tensioni. In terzo luogo c'è un gran numero di formazioni sociali, associazioni, fondazioni di mutuo soccorso. Potrebbe assomigliare a quello che Tocqueville dice degli Stati Uniti dove i cittadini si associano e rispondono con il loro mettersi insieme alle esigenze della società. Non è necessario che intervenga sempre il pubblico ma c'è una capacità di risposta dal basso creativa e che risponde ai bisogni. Un quarto elemento: la religione qui dà un atteggiamento di speranza solido».""""
La Cei ha sollecitato il varo di un «pacchetto integrazione»: in cosa
dovrebbe consistere?
"""«Vuole dire mettere in atto una serie di iniziative e opportunità perché chi viene in Italia possa entrare in modo soft dentro la nostra cultura. Il lavoro è soprattutto a livello scolastico. Ma il cammino di cambiamento deve anche essere nostro: si richiede anche a noi adattamento e apertura. È una delle caratteristiche della cultura occidentale: modificarsi creativamente nell'incontro con altre culture senza chiusure»."""
Musulmani e indù sono ormai comunità dai numeri importanti a Brescia: come rapportarsi con loro? Qui sì occorre creatività…
""""«La scelta migliore è trovare quello che unisce le diverse confessioni. Dico no al sincretismo però tutte le religioni orientano la vita umana alla giustizia, si aprono all'amore per il prossimo. Posto questo, vedo la possibilità di operazioni comuni»."""""
Operazioni comuni significa mettere in campo azioni e progetti nella
società a favore dei più deboli?
""""«È il mio auspicio: ci sono azioni in cui le differenze religiose non contano, credo seriamente ad azioni a favore dei poveri, delle persone sole, dei malati: uniscono gli uomini e sono un arricchimento».""""
Il 6 febbraio gli stranieri di Brescia e molte associazioni scenderanno in
piazza per protestare contro le discriminazioni. Che segnale coglie in
questa iniziativa?
"""«Non si tratta di una cosa strana: la piazza, se usata con responsabilità, è il segno di non indifferenza da parte della città e non altera la dialettica politica e democratica. Credo sia una realtà a cui bisogna fare attenzione. La cosa peggiore sarebbe chiudere gli occhi»."""
(Claudio Del Frate)
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