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La Questione "ACQUA"

IL PD BRESCIANO PER L'ACQUA PUBBLICA

STIAMO NEL REFERENDUM CON LA NOSTRA IDENTITA’

Il Partito Democratico è in prima fila nella battaglia per l'acqua pubblica e la gestione del servizio idrico integrato dopo

che il Governo ha imposto un’inaccettabile privatizzazione forzata contro la quale già i Gruppi parlamentari hanno

condotto una ferma opposizione. La difesa dell'acqua pubblica è anche al centro di due diverse iniziative referendarie,

una promossa dal forum acqua pubblica, l'altra dall'Italia dei Valori. Siamo vicini a quanti decidono di combattere contro

la privatizzazione forzata dell'acqua e della sua gestione attraverso lo strumento del referendum è per questo che nei

territori daremo sostegno e aiuto per la raccolta delle firme. Ma pensiamo che il referendum non sia sufficiente a

condurre la necessaria battaglia politica e a regolamentare questa materia come necessario. Infatti esso abroga parti di

leggi e quindi non è in grado di ridefinire un quadro articolato di norme coerenti come invece richiede un bene così

importante come è l'acqua, e un servizio così complesso come è il servizio idrico integrato.

Affinché l’Acqua sia un Bene Pubblico “davvero” a disposizione, nel migliore dei modi, di tutti i cittadini, sono necessari

alcuni fattori:

- una forte regolazione pubblica che garantisca servizi elevati e ben monitorati,

- il ruolo fondamentale di regioni e servizi locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato,

- un profilo di qualità ma di scala industriale per la gestione dello stesso,

- l’esistenza di un quadro normativo chiaro e stabile,

- la garanzia della determinazione di “tariffe eque” e di tariffe “sociali” per quanti siano in stato di bisogno,

- la definizione di vincoli che garantiscano l’effettuazione degli investimenti necessari al miglioramento del servizio.

Noi, Democratici bresciani, dobbiamo essere, nel territorio, protagonisti di un patto per l'acqua pubblica. Vogliamo

costruire insieme ai nostri Amministratori locali, al Partito nazionale e regionale e ai cittadini, il nostro contributo al

disegno di legge complessivo sull'acqua pubblica e sul servizio idrico integrato.

Chiederemo poi ai cittadini di sostenerlo firmando un documento d’ intenti. In questo senso si muove l’iniziativa della

segreteria provinciale del PD bresciano che invita a presentare

ai Circoli di sostenere la raccolta firme, organizzare iniziative e ai Consiglieri comunali di mettersi a

disposizione per l’autentica delle firme raccolte.

Presso la Federazione, a partire dalla prossima settimana (

materiali della nostra campagna “ PD per l’acqua pubblica”: manifesto, cartoline ecc. Saranno inoltre

ritirabili i moduli della raccolta firme per il referendum.

Ordini del Giorno in tutti i Consigli comunali, chiedesarete avvisati via mail), saranno a disposizione

Cordiali saluti

Il Segretario organizzativo    Il Segretario provinciale
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Le proposte Pd per il Lavoro.-

Apri  il file per leggere le proposte del PD per Il LAVORO----------
lav [36 Kb]

Lettera del segretario Bersani ai circoli PD.-

Lettera del segretario Bersani ai circoli PD.- - Pdmontichiari

Siamo in piedi, ora acceleriamo. È quanto scrive il segretario
nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, in una lettera inviata a tutti i
coordinatori dei circoli del Partito Democratico. «Le recenti elezioni
regionali sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci
mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo
di fronte - scrive Bersani -. Il Partito democratico è in piedi.
Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di
alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La
delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato
comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un
risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che
si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le
elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo
politico».

Bersani vuole rimarcare però che «per la prima volta dopo molto tempo,
nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento
consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte
compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del
centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente
inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di
delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro
lavoro».

«Tuttavia - ammette il segretario del Pd -, dal voto emergono
chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini
italiani e la politica: c`è una disaffezione crescente, che si
manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli
elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi
sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze
sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte
adeguate alla gravità dei problemi. Il principale responsabile di
questa situazione è il presidente del consiglio; ma è una situazione
che interroga anche noi».

Secondo il segretario del Pd, «la possibilità di cambiare il corso
delle cose è legata alla nostra capacità di offrire un`alternativa
positiva e credibile, di dare un`altra possibilità agli italiani.
Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al
lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un
Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente
con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire
proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente».

«Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell`elettorato ma
anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non
potrebbero che diventare più gravi. Dobbiamo servire il Paese - è la
linea indicata da Bersani - raffigurandoci come un partito fondato sul
lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità
della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova
centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale
e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del
Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle
regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave
populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle
autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale». Quindi Bersani
annuncia che «avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato
su questi obiettivi. È evidente in questo l`importanza del ruolo dei
circoli come punto di presenza e di impegno visibile del partito sui
territori e come luogo della selezione della nuova classe dirigente
della quale abbiamo bisogno. È pensando a tutto questo che voglio
ripetere anche qui che nel Partito democratico c`è spazio, come è
nostro costume, per una discussione larga e libera - conclude il
leader del Pd -sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro
partito, ma non per dibattiti autoreferenziali che potrebbero
allontanarci dal senso comune dei nostri concittadini».
01 aprile 2010
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A Rosarno la politica dello scaricabarile..

A Rosarno la politica dello scaricabarile

Rosy Bindi: “E' una vergogna che dovrebbe consigliare una riflessione seria sul fallimento della Bossi Fini”. Il ministro Maroni, in stato confusionale, non sa a chi dare le colpe

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Il 2009 è finito con le affermazioni del premier ferito: noi siamo il partito dell'amore. Ma nel 2010 dell'amore promesso non rimane nulla. A Rosarno, i problemi di ordine pubblico e di carattere umanitario sono un pretesto per un'azione confusa da parte del governo. E in testa alla politica dello “scaricabarile”, il ministro Maroni, con la stella sul petto dello sceriffo integerrimo, cavalca il qualunquismo più becero e nasconde il fallimento della legge Bossi-Fini.

Affrontata l'emergenza per l'ordine pubblico, e l'orrore della violenza, che va condannata a prescindere dalla provenienza, restano aperti molti interrogativi su come sia stata trattata la vicenda e su come si debba evitare una possibile ripetizione.

Quello che non è assolutamente tollerabile è il fatto che questo governo si dimentica, ogni volta che c'è un problema con la presenza di immigrati in Italia, che questi sono prima che lavoratori, clandestini, criminali e/o vittime sono Persone. Sono assolutamente fatti di carne e ossa come noi e, come noi, hanno gli stessi diritti. Tutte le considerazioni di carattere politico o di ordine pubblico vengono ad uno step successivo. Non che quello della sicurezza sia un problema secondario, anzi. Ma nell'affrontare e nel risolvere questioni come quella dei flussi migratori in Italia, si deve tener conto di condizioni prioritarie come quella umanitaria.

Quindi perché andare alla ricerca del clandestino da espellere senza ricercare i colpevoli della caccia notturna di KKK memoria contro i negri? Perché non ricordare lo sfruttamento in termini di ore lavoro/salario, di caporalato e di possibile sparizione nel nulla di origine mafiosa? Perché non ricordare la distinzione tra comunitario ed extracomunitario all'indomani dell'entrata della Bulgaria e della Romania nell'Unione europea? Perché non dire che la stragrande maggioranza degli immigrati di Rosarno sono lavoratori stagionali che fanno quello che gli autoctoni si rifiutano di fare perché lo considerano un lavoro degradante in base alle nuove norme di condotta introdotte dal berlusconismo?

Domande che per il governo si risolvono con fatti e parole assurde. Per il ministro leghista Zaia il problema è solo meridionale. Per lui esistono i negri del Nord e quelli del Sud. Per il ministro Gelmini basta limitare l'accesso all'istruzione per gli stranieri al 30%, gli altri si arrangino trovando nuove scuole o nuove sistemazioni. Per il ministro Maroni, lo stesso che venne condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale nel 1996 per i “fatti di via Bellerio”, la soluzione sta nel pugno duro abbattendo gli alloggi/baracche degli immigrati che sono stati deportati nei Cie. E il leader del partito dell'amore come la pensa? Qualcuno gli ha riferito cosa è successo o il pensiero di vincere nuove elezioni con lo spot di “meno tasse per tutti” e quello di immunizzarsi di nuovo lo hanno reso sordo e cieco?

Per Rosy Bindi, presidente del Pd, “la vergogna di Rosarno dovrebbe consigliare una riflessione seria sul fallimento della Bossi Fini. Continua invece da parte del governo un penoso scaricabarile. Gelmini e Maroni non possono cambiare le carte in tavola attribuendo a tutti - dai magistrati agli enti locali alla sinistra -  tranne che a se stessi la responsabilità di una tragedia che nasce dalla negazione dei diritti elementari di chi viene a lavorare in Italia. Il trasferimento coatto dei lavoratori extracomunitari, che somiglia molto ai respingimenti in mare, ne ha umiliato ancora una volta la dignità. Anziché liberare il territorio dalla presa di chi sfruttava questi uomini, anziché affermare la
legalità e il rispetto della legge, si è scelto di spostare altrove il problema. Centinaia di uomini sono stati portati via senza le loro cose, le loro misere paghe, con la prospettiva di essere espulsi. Abbiamo sentito il richiamo del Papa, la voce autorevole del Presidente della Repubblica ma non una parola del Presidente del Consiglio. Il nuovo anno era iniziato con il battesimo del partito dell’Amore. Ma alla prova dei fatti, non se ne vede traccia”.

Dello stesso parere anche Livia Turco secondo cui “a Rosarno ci siamo trovati di fronte ad una situazione  drammatica ed eccezionale per la gravità dei fatti verificatisi e per il comportamento  del ministro degli Interni che, da giorni, prosegue in un inaccettabile tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità. Sono stati colpiti cittadini perbene e immigrati inermi e solo grazie all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine si è evitato che il bilancio fosse ancora peggiore.  Quanto accaduto dimostra ancora una volta il fallimento della Bossi-Fini. Una  legge  che impedisce una vera quanto indispensabile opera di integrazione e lascia  spazio alla malavita organizzata che si avvantaggia della condizione di illegalità  in cui sono costretti moltissimi immigrati.
Il ministro Maroni continua a giocare a rimpiattino con la verità: noi sfidiamo lui ed il ministro Sacconi a presentare  un programma nazionale per l’integrazione e per il lavoro regolare. Affrontiamo  con misure serie il caporalato, garantiamo la sicurezza sul lavoro. Il governo ha fatto
purtroppo il contrario voltando le spalle  agli enti locali. Non solo ha cancellato il fondo per l’integrazione ma ha colpito la scuola, da cui si deve partire per fare vera integrazione, piegata da  tagli pesantissimi e dissennati”.

Per Marco Minniti “il ministro Maroni reitera nelle sue  dichiarazioni e ciò è molto grave perché così facendo evita di vedere la realtà dei fatti.  E’ vero infatti il contrario di quanto dice:  è una legge  come la Bossi-Fini  che ha prodotto una crescita senza precedenti della clandestinità,  inchiodando gli immigrati al ruolo di fuorilegge e rendendoli di fatto ricattabili. E’ la mancata integrazione  prodotta da questa legge  che crea le condizioni per un inferno quale quello di Rosarno. E in questa situazione, Maroni e a dispetto delle tante persone di buon senso che nella maggioranza cercano di guardare al dramma in atto preferisce le scorciatoie demagogiche scegliendo gli immigrati come capro espiatorio. Così si riesce solo a non vedere quale sia il ruolo decisivo della n’drangheta nell’intera vicenda, spingendo sempre più all’inferno dei disperati oggi privi anche della speranza”.

"La violenza a cui stiamo assistendo in queste ore non può essere tollerata, va fermata e le dichiarazioni del ministro Maroni non fanno altro che gettare benzina sul fuoco". Lo ha dichiarato il senatore del PD Ignazio Marino commentando la gambizzazione di due immigrati in Calabria. "Il fallimento della legge voluta dalla destra, la Bossi-Fini- continua Marino - è sotto gli occhi di tutti da mesi e l'incendio di Rosarno non è che la punta dell'iceberg. E' necessario prima di tutto riportare la calma nel paese e poi avviare in Parlamento una revisione seria e non ideologica della legislazione vigente. Non possiamo negare la realtà dell'immigrazione nel nostro paese, un paese nei fatti multi etnico che necessita di strumenti che aiutino chi vuole lavorare regolarmente in Italia e impediscano con mezzi adeguati e severi l'ingresso dei clandestini