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Il commento all'incontro di Sabato con Penati

 

Parte la raccolta di firme del Circolo PD contro l’impianto per il trattamento dell’amianto.


 

Molto partecipato l'incontro del nostro Circolo Territoriale di Montichiari con il candidato presidente Filippo Penati.

Il Candidato Presidente ha illustrato le linee guida del suo programma, per quanto riguarda lavoro, sanità, scuola, ambiente, infrastrutture. Da bravo amministratore, Penati presenta un programma che non stravolge la storia amministrativa precedente, ma la completa e la migliora, apportando quei cambiamenti alle storture dell'amministrazione "formigoniana". Il centrodestra, che governa da quindici anni, appare non più in grado di dare una spinta all’azione amministrativa. Ad esempio: per gli aiuti alle imprese, Penati propone un sistema di aiuti più esteso dell’attuale: aperto anche a tutte quelle che, pur avendo dovuto licenziare di fronte a questa crisi, si impegneranno, ricevendo l’aiuto, a mantenere i posti di lavoro. Oggi, il centrodestra, limitando gli aiuti a quelle aziende che non hanno mai licenziato, ha praticamente tagliato dagli aiuti la stragrande maggioranza delle aziende lombarde, esponendo al rischio di precarietà molti lavoratori e molti imprenditori. Il reddito dei lavoratori che perdono il lavoro va sostenuto in base alla famiglia anche se essi sono precari, questo per aiutare anche il commercio. Sanità: oggi per avere cure specialistiche o paghi o aspetti mesi! Questo espone i ceti più deboli, già provati dalla crisi, gli anziani, i pensionati, i dipendenti, piccoli artigiani e commercianti ad una sanità che, di fatto, non è uguale per tutti. Questo nonostante i grandi finanziamenti della Regione alla sanità. Penati si impegna affinché i finanziamenti della Regione vadano distribuiti in modo da aumentare l'uguaglianza dei cittadini, aiutandoli in base al reddito e all’esigenza. Scuola: i buoni scuola dati oggi dalla regione alle famiglie; sono erogati in base al reddito ISEE per chi ha i figli alla scuola pubblica e in base ad un'autocertificazione se la famiglia ha i figli ad una scuola privata. Questo fa si che la stragrande maggioranza dei buoni scuola finisca oggi a famiglie che hanno redditi alti e i figli a costose scuole private! Penati propone un aiuto più eguale ed in base al reddito famigliare, per scuole pubbliche e private, in modo da aiutare chi ha più bisogno, incrementando i finanziamenti alle scuole più bisognose, molto trascurate in questi anni. Inoltre, anche le scuole private, per rispondere agli standard regionali, dovranno farsi carico, come le pubbliche, di aprirsi di più ai disabili e ai cittadini aiutati dalla Regione; tutto ciò in modo da rendere tutti veramente "liberi di scegliere". Sull'ambiente il PD rimane coerente alla sua linea di salvaguardia e recupero del territorio, valorizzandolo come una vera ricchezza della nostra Regione. Per le infrastrutture si propone una maggior programmazione, controllo e coordinamento, realizzandole nel massimo rispetto dell’ambiente e del territorio, in sinergia con le realtà locali; in particolare il sistema aeroportuale lombardo deve essere pensato coinvolgendo maggiormente comuni e province ma anche il governo centrale, per una politica dei trasporti che tenga conto di tutte le infrastrutture delle loro vocazioni e potenzialità. Sul piano energetico si è detto chiaramente no al nucleare perché questa forma di energia, a breve e medio termine, non risolve i problemi dei costi dell'energia, così sentito dalle nostre imprese. Bisogna puntare subito su un 25% di energia rinnovabile e su investimenti per il risparmio energetico. Questo significa rilanciare l'edilizia e migliaia di piccole e medie imprese lombarde "idraulici, falegnami, carpentieri, la nostra vera green-economy!". Il nucleare è tecnologia straniera: il grosso degli investimenti su questa tecnologia, andrebbero all'estero e non porterebbero ricchezza al territorio. Insieme a Penati, il nostro nuovo Segretario Provinciale Pietro Bisinella e il nostro coordinatore di Circolo Luca De Cataldo, hanno presentato gli 8 candidati bresciani alle regionali, 4 uomini e 4 donne del nostro territorio: BANDERA SERAFINA, COLOSIO ROSA MARGHERITA (ROSA RITA), FERRARI GIANBATTISTA, GIRELLI GIAN ANTONIO (GIANNI), MAFFEIS PIERO, RAMPONI CRISTINA, SQUASSINA ARTURO, VENTURI LAURA. Il PD è un partito vero e radicato nel territorio, non come altri, che si dicono federalisti, ma poi si vedono "paracudati" da Roma i figli dei "capipartito". Infine, Penati, Bisinella e i responsabili del Circolo di Montichiari hanno incontrato il comitato SOS TERRA: un comitato spontaneo di cittadini preoccupati del nuovo impianto per il trattamento dell'amianto in arrivo a Montichiari. Su questo punto è stata sottolineata la necessità per PDL e Lega, che da oltre dieci anni governano a Roma, da quindici anni in Regione, da oltre dieci in Provincia ed in comune, di gettare la maschera: non possono far finta di non sapere. I volumi delle discariche in questi anni sono aumentati a dismisura (ovviamente non aprendo formalmente nuove discariche ma semplicemente aumentando, ogni volta fosse necessario, quelle esistenti) ed oggi arriva l’amianto! Con questi “trucchi” chi amministra ha sacrificato una grandissima fetta di territorio che ora andrebbe recuperato, mirando un poco, con buon senso alla qualità della vita delle persone e delle generazioni future. Il PD è a disposizione dei cittadini, che ora si sentono minacciati, per avvicinarli alle Istituzioni, come prevede la nostra Costituzione. Per questo proporremo Come Circolo una raccolta di firme contro l’amianto a Montichiari e a difesa dell’ambiente. Ai monteclarensi chiediamo il coraggio di cambiare, di sostenere il PD, per portare in Regione il cambiamento, per far passare il messaggio che anche in Lombardia è tempo di cambiare! Per seguire le iniziative della Campagna elettorale, per contattare il PD: www.pdmontichiari.it.

Per il circolo territoriale di Montichiari.
Il vicecoordinatore
Stefano Mutti
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L'appello di Ignazio Marino per una legge giusta sul fine vita...

 

LIBERTA' DI CURA: ELUANA UN ANNO DOPO

“Si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”. Aldo Moro, dibattito sull'articolo 32 della Costituzione, Commissione per la Costituzione della Repubblica Italiana, 28 gennaio 1947-      
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Direi liberata, dall'impegno civile di un padre esemplare e dal sussulto democratico di una parte del Paese che non tollerava l'illecita invadenza dello Stato nell’imporre ad una persona terapie non volute per prolungarne l’agonia. Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e nell'Aula del Senato si arrivò all'approvazione di una legge contro la libertà di scelta, calpestando il principio dell'autodeterminazione dell'individuo.  Oggi vi scrivo per ribadire, ad un anno dall'appello sul sito www.appellotestamentobiologico.it che vi ha visti firmatari, insieme a personalità del mondo giuridico, della cultura, dello spettacolo, dello sport (da Gustavo Zagrebelsky a Marcello Lippi, da Eugenio Scalfari a Luciana Littizzetto): non permettiamo che venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere.

La legge approvata dalla destra al Senato lo scorso marzo è adesso all'esame della Camera dei Deputati che la renderà presto definitiva. Si tratta di una norma contro la libertà individuale nella scelta delle terapie. Di fatto impone a tutti noi l'obbligo di terapie mediche quali la nutrizione e l'idratazione artificiali, anche se siamo contrari ad esse, anche se servono solo a prolungare una irreversibile agonia. La strada da percorrere è un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici, per una legge che tutti condividano. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mostrato aperture in tal senso, ma il Governo sembra voler utilizzare la propria forza per imporre un voto ideologico sul testamento biologico, contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.

Il mio impegno su questi temi continua più forte di prima.Per questo chiedo a voi, donne e uomini liberi e laici, di esercitare i vostri diritti di cittadini, promuovendo un'azione di pressione sulla Camera dei Deputati.

E' il momento di fare sentire la nostra voce: scriviamo al Presidente Fini, utilizzando un modello di lettera che vi allego oppure scrivendo un testo diverso. Se saremo in tanti riusciremo a fare "massa critica" e non resteremo inascoltati.
IGNAZIO MARINO-

Per scrivere a Gianfranco Fini manda un'email a: fini_g@camera.it

 

Presidente Fini,

sono un sostenitore dell'appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.

La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all'esame dell'Aula della Camera dei Deputati. Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce. Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.
Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell'art. 32 della nostra Costituzione. 
Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell'aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.
Un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.

Grazie

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Martedi 9 marzo a Desenzano del garda...

Martedi 9 marzo a Desenzano del garda... - Pdmontichiari

A Rosarno la politica dello scaricabarile..

A Rosarno la politica dello scaricabarile

Rosy Bindi: “E' una vergogna che dovrebbe consigliare una riflessione seria sul fallimento della Bossi Fini”. Il ministro Maroni, in stato confusionale, non sa a chi dare le colpe

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Il 2009 è finito con le affermazioni del premier ferito: noi siamo il partito dell'amore. Ma nel 2010 dell'amore promesso non rimane nulla. A Rosarno, i problemi di ordine pubblico e di carattere umanitario sono un pretesto per un'azione confusa da parte del governo. E in testa alla politica dello “scaricabarile”, il ministro Maroni, con la stella sul petto dello sceriffo integerrimo, cavalca il qualunquismo più becero e nasconde il fallimento della legge Bossi-Fini.

Affrontata l'emergenza per l'ordine pubblico, e l'orrore della violenza, che va condannata a prescindere dalla provenienza, restano aperti molti interrogativi su come sia stata trattata la vicenda e su come si debba evitare una possibile ripetizione.

Quello che non è assolutamente tollerabile è il fatto che questo governo si dimentica, ogni volta che c'è un problema con la presenza di immigrati in Italia, che questi sono prima che lavoratori, clandestini, criminali e/o vittime sono Persone. Sono assolutamente fatti di carne e ossa come noi e, come noi, hanno gli stessi diritti. Tutte le considerazioni di carattere politico o di ordine pubblico vengono ad uno step successivo. Non che quello della sicurezza sia un problema secondario, anzi. Ma nell'affrontare e nel risolvere questioni come quella dei flussi migratori in Italia, si deve tener conto di condizioni prioritarie come quella umanitaria.

Quindi perché andare alla ricerca del clandestino da espellere senza ricercare i colpevoli della caccia notturna di KKK memoria contro i negri? Perché non ricordare lo sfruttamento in termini di ore lavoro/salario, di caporalato e di possibile sparizione nel nulla di origine mafiosa? Perché non ricordare la distinzione tra comunitario ed extracomunitario all'indomani dell'entrata della Bulgaria e della Romania nell'Unione europea? Perché non dire che la stragrande maggioranza degli immigrati di Rosarno sono lavoratori stagionali che fanno quello che gli autoctoni si rifiutano di fare perché lo considerano un lavoro degradante in base alle nuove norme di condotta introdotte dal berlusconismo?

Domande che per il governo si risolvono con fatti e parole assurde. Per il ministro leghista Zaia il problema è solo meridionale. Per lui esistono i negri del Nord e quelli del Sud. Per il ministro Gelmini basta limitare l'accesso all'istruzione per gli stranieri al 30%, gli altri si arrangino trovando nuove scuole o nuove sistemazioni. Per il ministro Maroni, lo stesso che venne condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale nel 1996 per i “fatti di via Bellerio”, la soluzione sta nel pugno duro abbattendo gli alloggi/baracche degli immigrati che sono stati deportati nei Cie. E il leader del partito dell'amore come la pensa? Qualcuno gli ha riferito cosa è successo o il pensiero di vincere nuove elezioni con lo spot di “meno tasse per tutti” e quello di immunizzarsi di nuovo lo hanno reso sordo e cieco?

Per Rosy Bindi, presidente del Pd, “la vergogna di Rosarno dovrebbe consigliare una riflessione seria sul fallimento della Bossi Fini. Continua invece da parte del governo un penoso scaricabarile. Gelmini e Maroni non possono cambiare le carte in tavola attribuendo a tutti - dai magistrati agli enti locali alla sinistra -  tranne che a se stessi la responsabilità di una tragedia che nasce dalla negazione dei diritti elementari di chi viene a lavorare in Italia. Il trasferimento coatto dei lavoratori extracomunitari, che somiglia molto ai respingimenti in mare, ne ha umiliato ancora una volta la dignità. Anziché liberare il territorio dalla presa di chi sfruttava questi uomini, anziché affermare la
legalità e il rispetto della legge, si è scelto di spostare altrove il problema. Centinaia di uomini sono stati portati via senza le loro cose, le loro misere paghe, con la prospettiva di essere espulsi. Abbiamo sentito il richiamo del Papa, la voce autorevole del Presidente della Repubblica ma non una parola del Presidente del Consiglio. Il nuovo anno era iniziato con il battesimo del partito dell’Amore. Ma alla prova dei fatti, non se ne vede traccia”.

Dello stesso parere anche Livia Turco secondo cui “a Rosarno ci siamo trovati di fronte ad una situazione  drammatica ed eccezionale per la gravità dei fatti verificatisi e per il comportamento  del ministro degli Interni che, da giorni, prosegue in un inaccettabile tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità. Sono stati colpiti cittadini perbene e immigrati inermi e solo grazie all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine si è evitato che il bilancio fosse ancora peggiore.  Quanto accaduto dimostra ancora una volta il fallimento della Bossi-Fini. Una  legge  che impedisce una vera quanto indispensabile opera di integrazione e lascia  spazio alla malavita organizzata che si avvantaggia della condizione di illegalità  in cui sono costretti moltissimi immigrati.
Il ministro Maroni continua a giocare a rimpiattino con la verità: noi sfidiamo lui ed il ministro Sacconi a presentare  un programma nazionale per l’integrazione e per il lavoro regolare. Affrontiamo  con misure serie il caporalato, garantiamo la sicurezza sul lavoro. Il governo ha fatto
purtroppo il contrario voltando le spalle  agli enti locali. Non solo ha cancellato il fondo per l’integrazione ma ha colpito la scuola, da cui si deve partire per fare vera integrazione, piegata da  tagli pesantissimi e dissennati”.

Per Marco Minniti “il ministro Maroni reitera nelle sue  dichiarazioni e ciò è molto grave perché così facendo evita di vedere la realtà dei fatti.  E’ vero infatti il contrario di quanto dice:  è una legge  come la Bossi-Fini  che ha prodotto una crescita senza precedenti della clandestinità,  inchiodando gli immigrati al ruolo di fuorilegge e rendendoli di fatto ricattabili. E’ la mancata integrazione  prodotta da questa legge  che crea le condizioni per un inferno quale quello di Rosarno. E in questa situazione, Maroni e a dispetto delle tante persone di buon senso che nella maggioranza cercano di guardare al dramma in atto preferisce le scorciatoie demagogiche scegliendo gli immigrati come capro espiatorio. Così si riesce solo a non vedere quale sia il ruolo decisivo della n’drangheta nell’intera vicenda, spingendo sempre più all’inferno dei disperati oggi privi anche della speranza”.

"La violenza a cui stiamo assistendo in queste ore non può essere tollerata, va fermata e le dichiarazioni del ministro Maroni non fanno altro che gettare benzina sul fuoco". Lo ha dichiarato il senatore del PD Ignazio Marino commentando la gambizzazione di due immigrati in Calabria. "Il fallimento della legge voluta dalla destra, la Bossi-Fini- continua Marino - è sotto gli occhi di tutti da mesi e l'incendio di Rosarno non è che la punta dell'iceberg. E' necessario prima di tutto riportare la calma nel paese e poi avviare in Parlamento una revisione seria e non ideologica della legislazione vigente. Non possiamo negare la realtà dell'immigrazione nel nostro paese, un paese nei fatti multi etnico che necessita di strumenti che aiutino chi vuole lavorare regolarmente in Italia e impediscano con mezzi adeguati e severi l'ingresso dei clandestini